Fondamentali · Dividendi
Quattro dei cinque grandi ETF a dividendo USA battono l'S&P 500 nel 2026, il migliore di 13,5 punti. Il quadro vale anche per gli UCITS quotati a Milano. I numeri, misurati sulle chiusure aggiustate del 14 agosto.
Nel 2026 sta succedendo una cosa che per tre anni era sembrata impossibile: gli ETF a dividendo stanno battendo l'S&P 500 — e non di poco. Non è un'impressione da titolo di giornale: sono numeri che si possono rifare, e qui li rifacciamo. Tutte le misure sono total return (chiusure aggiustate, dividendi reinvestiti) da inizio anno al .
| ETF | Cosa replica | Total return 2026 | Distacco dall'S&P 500 |
|---|---|---|---|
| ! Schwab US Dividend Equity (SCHD) | 100 titoli USA per qualità e rendimento | +27,9% | +13,5 punti |
| iShares Core High Dividend (HDV) | 75 titoli USA ad alto rendimento | +22,6% | +8,1 punti |
| iShares Select Dividend (DVY) | 100 titoli USA selezionati sul dividendo | +19,1% | +4,6 punti |
| Vanguard High Dividend Yield (VYM) | ~450 titoli USA sopra la mediana di rendimento | +17,4% | +3,0 punti |
| ProShares S&P 500 Dividend Aristocrats (NOBL) | chi alza il dividendo da 25+ anni | +13,6% | −0,8 punti |
| S&P 500 (SPY) | il mercato | +14,5% | — |
Quattro su cinque sopra il mercato. E il distacco del migliore — 13,5 punti — è il tipo di numero che di solito si vede nell'altra direzione, con i titoli growth davanti e i dividendi a inseguire.
Gli ETF a dividendo sono, per costruzione, fondi *value* travestiti: selezionano società con utili maturi e multipli bassi, perché è lì che i dividendi generosi si trovano. Per tre anni questo è stato un handicap, con il mercato trainato da poche società di crescita. Nel 2026 il pendolo ha girato, e chi era rimasto indietro si è riportato davanti.
I panieri a dividendo entrano nel 2026 sovrappesati su beni di prima necessità, energia e salute — i comparti che hanno guidato l'anno — e sottopesati sulla tecnologia, che ha rifiatato dopo tre anni di corsa. Non è merito del dividendo in sé: è la composizione settoriale che il filtro sul dividendo produce come effetto collaterale.
C'è un dettaglio che il dato aggregato nasconde, ed è forse il più istruttivo della tabella: NOBL è l'unico dei cinque sotto il mercato. Il suo indice non seleziona per rendimento, ma per *costanza*: dentro ci vanno solo le società che alzano il dividendo da almeno 25 anni consecutivi. È il paniere più prudente dei cinque, e nel 2026 la prudenza non ha pagato: ha pagato il rendimento.
Chi compra «un ETF a dividendo» pensando di comprare una categoria omogenea sta in realtà scegliendo tra due filosofie molto diverse — rendimento oggi contro crescita del rendimento domani — che in anni come questo si separano di 14 punti.
Chi investe dall'Italia non compra SCHD: compra gli UCITS quotati su Borsa Italiana. Il quadro regge anche qui — e in euro, quindi al netto dell'effetto dollaro:
| ETF UCITS (Borsa Italiana) | Total return 2026 | Contro l'S&P 500 in euro |
|---|---|---|
| ! Vanguard FTSE All-World High Dividend (VHYL) | +19,0% | +4,0 punti |
| VanEck Developed Markets Dividend Leaders (TDIV) | +17,6% | +2,6 punti |
| iShares Core S&P 500 UCITS (CSSPX) | +15,1% | — |
| iShares Core MSCI World UCITS (SWDA) | +15,3% | — |
Il distacco è più stretto che negli Stati Uniti — i panieri globali diluiscono l'effetto, perché dentro c'è anche l'Europa e il Pacifico — ma il segno è lo stesso: anche a Milano, nel 2026, il dividendo batte l'indice.
Vale la pena separare due cose che si confondono spesso. Il rendimento (il dividendo diviso il prezzo) è quanto incassi in un anno; il total return è quello che misuriamo qui, e comprende anche il movimento del prezzo. Nel 2026 i due si sono mossi insieme, ma non è la regola: un titolo può avere un rendimento del 7% e perdere il 20% di prezzo — e in quel caso il dividendo alto era il sintomo di un problema, non un'opportunità.
È la ragione per cui, sulle nostre schede, il rendimento non compare mai da solo: accanto ci sono la storia degli stacchi, la crescita del dividendo e il payout, cioè quanta parte degli utili l'azienda sta distribuendo. Un dividendo si giudica da quelle tre cose insieme, mai dal solo numero in percentuale.
Il 2026 non è una legge: è un anno. Nel 2023 e nel 2024 la classifica era rovesciata, con l'S&P 500 davanti a tutti i panieri a dividendo anche di quindici punti. Chi compra oggi il vincitore dell'anno scorso conosce già il finale di quel film.
Il dato del 2026 dice una cosa più precisa e più utile: quando il ciclo gira, i dividendi girano prima — e chi li segue titolo per titolo, stacco per stacco, il giro lo vede arrivare mentre sta accadendo, non a consuntivo.
È il lavoro che facciamo ogni giorno sulle società di Piazza Affari: la storia completa dei dividendi, esercizio per esercizio, con la crescita e la sostenibilità del payout. Qualche esempio dalle nostre schede: Enel, Eni, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Generali, Snam, Terna e Poste Italiane — tutte con vent'anni di stacchi alle spalle, non quattro.
Se questo tema ti interessa, sul nostro blog trovi le altre analisi con lo stesso metodo — numeri misurati e datati, mai stime: la raccolta completa è in /analisi/, e chi legge in inglese trova la sezione English analysis. Del rapporto tra settori e cicli abbiamo scritto anche in WPI™: la mappa dei settori USA — la versione inglese è WPI™: the US sector map.
Il resto del progetto: la home di DOMINA racconta cosa fa la piattaforma, la dashboard è il punto d'ingresso di chi lavora con noi (si entra da qui se hai già un account), i piani e i prezzi stanno nella pagina dedicata e ci si registra da qui per provarla.
*Questo articolo è un'analisi descrittiva di dati storici: non è una raccomandazione di investimento e i rendimenti passati non anticipano quelli futuri.*
Daniele Lavecchia — responsabile editoriale, DOMINA Trading Suite
Pubblicato il
Total return = variazione della chiusura aggiustata (i dividendi si considerano reinvestiti alla data di stacco), dal (30 dicembre per Milano) al . Nessuna stima e nessun dato di terzi da rifare: i prezzi vengono dal nostro archivio, lo stesso che alimenta le schede di DOMINA, dove ogni serie storica e ogni stacco si possono riaprire e ricontrollare titolo per titolo. Per completezza, le schede ufficiali degli emittenti: Schwab per SCHD, Vanguard per VHYL, VanEck per TDIV, iShares per CSSPX; gli strumenti UCITS sono quotati su Borsa Italiana.
Questo documento ha finalità informative e didattiche. I settori e i titoli citati non sono raccomandazioni: non costituiscono consulenza finanziaria, né consiglio personalizzato, né sollecitazione all'investimento. I dati citati descrivono situazioni passate e presenti e non contengono alcuna previsione o promessa di risultati futuri. Ogni decisione di investimento resta responsabilità del lettore, che dovrebbe valutare la propria situazione con un professionista abilitato.
Questo articolo è stato redatto con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, sotto supervisione e verifica umana. I dati numerici provengono dagli archivi e dai motori di calcolo della piattaforma DOMINA e sono stati controllati prima della pubblicazione.